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L'universo in un indirizzo

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Ho perso 10 minuti della mia preziosa ed oziosa giornata per scoprire il reale significato di Auburn Close, la denominazione scelta da qualche addetto dell’amministrazione di Castleknock per battezzare la strada nella quale vivo qui nella verde Irlanda ed ho sorprendentemente scoperto come l’ordinario studio di un toponimo possa portare alla luce lo sconfinato universo celato dietro il nome di un luogo.
 
Una semplice traduzione dei due termini dall’inglese all’italiano aiuta a capire il valore tecnico e pragmatico della parola “close” che designa una strada privata e senza uscita, ed il suggestivo e colorito significato di “Auburn” e cioè “castano chiaro con riflessi ramati”, indubbiamente riferito alle sfumature degli innumerevoli alberi che fiancheggiano Auburn Avenue, Auburn Drive, Auburn Green e appunto Auburn Close. Il nome, palese archetipo della perfetta combinazione tra praticità e vivacità mentale degli irlandesi, risulta intrinsecamente correlato al luogo che rappresenta e dunque una strada chiusa dai colori castani con riflessi ramati. Fortunatamente questa tendenza celtica non ha preso piede nel mio paesino in Italia, altrimenti la via nella quale sono cresciuto si chiamerebbe strada lunga cenerognola crivellata.
 
Un’ulteriore ricerca mi induce a scoprire come Auburn sia il nome di villaggio irlandese, descritto con accuratezza e sensibilità dal poeta irlandese Oliver Goldsmith nel suo poema “Il villaggio desolato”. È difficile trovare in rete passi interessanti del libro citato, ma mi imbatto in un passo del romanzo che spalanca le serrate porte dell’immaginazione e della percezione facendomi pensare al giorno in cui bighellonando in qualche altra terra penserò ai momenti trascorsi in questa vivace dimora. Goldsmith scrive: “Dolce Auburn, il più bel villaggio della pianura i tuoi svaghi son svaniti, e tutte le tue bellezze scomparse in mezzo ai tuoi pergolati”.

Smetto di setacciare il web, ho trovato le informazioni che cercavo, ho scorto e mandato a memoria le immagini, evocate dalle parole lette, che per sempre assocerò all’indirizzo della casa di periferia immersa nel verde del paesello tra Dublino e Blanchardstown: “Castleknock, il più bel villaggio, dolce Auburn, strada senza uscita dai colori castani con riflessi ramati”.