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Worcester Nights

Dal finestrino dell’autobus vedo trasformarsi in immagini le parole di Ishiguro e lo splendore della campagna inglese è la stessa immaginata ai tempi dell’università durante la lettura di “The remains of the day”. Il viaggio verso l’aeroporto londinese di Heathrow è ancora molto lungo e il senso di spossatezza dovuto a notti insonni ben sposa quell’agrodolce malinconia che puntualmente mi assale negli ormai frequenti giorni dedicati agli addii.

Prendo il Moleskine dallo zaino ma un crescente stato di indolenza mi costringe a porlo sul sedile accanto al mio e a fissare il paesaggio nel vano tentativo di addormentarmi. La strada scorre e la distanza da Worcester aumenta, parallelamente alla distanza fisica da persone con cui ho condiviso un breve percorso di vita e che forse mai più vedrò. Ho sempre pensato che gran parte dell’unicità di ogni viaggio nasca in questi momenti introspettivi nei quali la mente, assistita dalle emozioni, passa in rassegna gli attimi salienti di una data esperienza. Chiudo gli occhi e le due settimane trascorse nel college nei pressi del fiume Severn si materializzano nei miei pensieri. Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto rifioriscono i momenti che voglio rivivere, mescolandosi indistintamente sull’asse del tempo, alternandosi in base alla loro rilevanza. Ogni singolo ricordo è un flashback intimamente legato a nomi che d’ora in poi avranno un significato e a volti che probabilmente rimarranno immutati agli occhi della memoria.

 

Sono sull’autobus ma al tempo stesso sono in ogni stanza e strada del campus, in giro per l’Inghilterra, sono al tavolo della stanza comune dell’appartamento 13 del Ledbury, di notte, con amici che condividono con me questa esperienza. Riapro gli occhi, vedo Fabrizio e Massimo controllare alcuni documenti, Roberta al cellulare e i ragazzini assopiti come non mai e penso alle notti trascorse cercando di far rientrare rapidamente tutti nelle rispettive camere per poi poter condividere gli ultimi istanti dell’ennesima logorante e appagante giornata con i miei compagni di viaggio. Le notti di Worcester dense di significati diversi per ognuno di noi, ricche di schiamazzi e silenzi, paternali ed elogi, pensieri e parole, sorrisi e sapori rimbalzano nella mia mente più vive che mai durante questo viaggio atemporale verso Londra.

 

Continuo ad aprire e chiudere gli occhi come gli obiettivi delle fotocamere che hanno immortalato migliaia di attimi negli ultimi quindici giorni; ormai le riflessioni e i ricordi sono nettamente condizionati dalla sonnolenza e sono cadenzati dall’alternarsi di veglia e riposo e da quello stato psicofisico che rende tutte le percezioni al limite tra sogno e realtà. Forse sono sveglio, forse sto dormendo ma avverto una brusca frenata, volgo lo sguardo a destra, noto le sagome dei primi aerei parcheggiati all’aeroporto di Heathrow e mi rendo conto di essere arrivato a destinazione. Ormai manca poco per portare a termine questa meravigliosa esperienza che più che una parentesi lavorativa è stata una palestra di vita e un concentrato di emozioni. Fra poco sarò nuovamente testimone di mille abbracci e scruterò lacrime scendere dagli occhi sinceri e speranzosi di ragazzi che divideranno i loro percorsi forse temporaneamente, forse per sempre. Él’incertezza del domani e di quel che sarà a rendere questi momenti suggestivi sia per chi li vive in prima persona sia per chi li vive con relativo distacco. Domani si tornerà alla vita di tutti i giorni ma basterà una foto, un ricordo in religiosa solitudine, una parola, qualche nota di una canzone, una e-mail, una telefonata, un ghigno melenso, un piatto di patate, un bicchiere di vino per far riaffiorare ciò che il tempo non è in grado di cancellare, per rimettere insieme tutti i pezzi del puzzle che la partenza da Worcester ha disunito.