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Un posto da chiamare casa

Nel bagaglio letterario di ognuno di noi ci sono citazioni alle quali facciamo riferimento per esaltare poeticamente i nostri credi più intimi, in esse troviamo la sintesi perfetta di verità soggettive forgiate dal tempo e dall’esperienza.  In Un po' per amore, un po' per rabbia Pino Cacucci regala un assioma meraviglioso nella sua disarmante genuinità:

“Le radici sono importanti, nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove”.

Radicarsi o dislocarsi, appartenere o vagare, scegliere una sola di queste due condizioni o viverci in mezzo, a volte unendo e a volte separando i due estremi. Questa irrisolta equazione di vita trova nella frase dello scrittore piemontese il risultato più veritiero. In un mondo in perenne rotazione, la sete di conoscenza, l’amicizia, l’amore, il lavoro, gli esili volontari e quelli obbligati spingono l’individuo a girovagare, ad allontanarsi per scoprire, a perdere per conquistare, a spostarsi per vivere, per sopravvivere. Queste condizioni in costante evoluzione modellano ininterrottamente l’individuo rendendolo variegato, complesso, unico, difficile da penetrare se non da chi condivide la stessa erranza.

Il ciondolare tra luoghi e realtà hanno centrifugato la mia identità e il mio senso di appartenenza, facendomi sentire a casa ovunque o da nessuna parte, sgretolando la consequenzialità dell’esistenza per fare dei frammenti rimasti le radicidel mio Io. Ci sono però posti, momenti, sensazioni che vivono in me, con me e che mi legheranno eternamente al luogo da cui il viaggio è inizialmente partito e prima o poi ritorna e sempre ritornerà.

 

  • L’aereo inizia la fase di atterraggio e dal finestrino contemplo il meraviglioso profilo di Bari sporgersi sul mare.
     
  • Le porte scorrevoli dell’area arrivi dell’aeroporto di Palese dove ad attendermi ci sono i miei genitori.
     
  • Il pranzo sulla veranda della casa dove sono cresciuto, con la canicola di luglio che rende più intensi gli odori delle pietanze.
     
  • Gli schiamazzi, il caos, i colori e i regolari incontri casuali del mercato del mercoledì mattina. 
     
  • Il Barbanera dove in compagnia dei vecchi amici vedo arrivare chi nel paesello ha da sempre le radici ben interrate.
     
  • Il campetto da calcio in terra sulla via di Sannicandro in una calda estate tra il rumore del pallone e il ronzio delle zanzare.
     
  • La notte del primo martedì di ogni settembre, ovunque e con chiunque tra le strade di Acquaviva, mentre l’estate cede il passo all’autunno.
     
  • La provinciale Gioia - Taranto, all’altezza di San Basilio da dove si inizia a vedere Mottola.
     
  • I ciottoli di Cala Porto da dove osservo il mare incontrare il cielo e mi faccio rapire dal blu che ha ispirato Modugno.
     
  • L’ultimo scalino dell’aereo prima di ogni partenza, quandoguardo l’orizzonte e cala quel velo di tristezza che mi fa venir voglia di restare.