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Le parole da conoscere in Irlanda

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Sono passati pochi minuti dall’atterraggio del volo FR 29 con destinazione Dublino. Numerosi sono i passeggeri giunti per la prima volta nella Verde Irlanda, spinti dal desiderio di scoprire una terra incantata o dal sogno di dare una svolta alla loro vita. Il volto dei viaggiatori è un romanzo di facile lettura ma modellato da una trama in costante cambiamento dove piacere, gioia, meraviglia e una pletora di sensazioni si alternano improvvisamente. Bastano pochi sguardi per notare lo stupore, trattino confusione, trattino smarrimento negli occhi di un pellegrino dinanzi alla scritta "Bailiú Bagaiste agus Slí Amach" che genera l’ovvia domanda: “Ma ho preso l’aereo giusto?”. La risposta è affermativa, e quella che apparentemente sembra una scritta barbarica, altro non è che la semplice indicazione in lingua celtica dell’area “ritiro bagagli e uscita” del Aerfort Bhaile Átha Cliath, o meglio dell’aeroporto di Dublino.

Passato il controllo passaporti e dopo aver fatto ricorso ad alcune nozioni base di storiografia il forestiero individua nell’importanza del patrimonio linguistico-culturale e nello spiccato patriottismo Irish, il motivo della coesistenza di celtico e inglese sulla segnaletica. Lo smarrimento iniziale si veste di coraggio, in fondo l’inglese è una lingua semplice e gli anni trascorsi sui banchi di scuola sono sufficienti per imbastire una comunicazione impeccabile.

Con l’ego spavaldo, il viaggiatore si dirige verso la fermata dei taxi per il secondo confronto con la lingua locale dal quale ne esce pesantemente sconfitto, in quanto incapace di rispondere alla domanda di Cormac, gentile tassista dublinese sulla cinquantina, “What’s the story lad?” Giusto per puntualizzare, gli irlandesi non vogliono che tu risponda raccontando loro una bell’aneddoto. La domanda è una forma di cortesia per rompere il ghiaccio, per chiedere come va, la cui risposta può variare tra il “Grand” (molto bene) e il Not so bad (abbastanza bene).

Il secondo gancio destro sul volto di Michele, disoccupato milanese alla ricerca di fortuna in terra straniera, è il benvenuto linguistico di mamma Irlanda, una nazione in cui sebbene si parli inglese, ci sono sempre dei momenti in cui il non nativo confuta questa realtà, perché l’eccezionalità glottologica non dipende esclusivamente dalla lingua irlandese ma dal modo in cui l’inglese è utilizzato.

Basta il breve tragitto dall’aeroporto ad O’Connell Street o una chiacchierata con un qualsiasi nativo, lunga quanto i dieci minuti scarsi necessari a tracannare una pinta, per arricchire il bagaglio lessicale della lingua di Wilde.

Considerato che in una pinta di Guinness c’è più filosofia di tutti i libri del Trinity College, ecco cosa si può imparare dal momento in cui le labbra si tingono del bianco della sua schiuma all’attimo in cui la sua anima scura smette di coprire il fondo del bicchiere.

Fáilte: questa parola è puro gaelico e significa semplicemente benvenuto. La parola può trovarsi nell’espressione “Céad míle fáilte” che significa letteralmente “Centomila benvenuti”

Sláinte: Un ulteriore cenno di lingua celtica per sancire un brindisi. Il termine si traduce con “Salute”.

Craic: sebbene si pronunci “crack” questa meravigliosa parola non ha nulla a che vedere con la droga, anzi significa divertimento, musica, conversazione. Tuttavia se “Where’s the craic tonight?” sia utilizzata per chiedere dove ci si può andare a divertire, “What’s the craic?” significa semplicemente “Come va?”

Beyont: Per la serie viva la semplificazione geografica, Beyont indica qualsiasi posto in cui non si è in un dato momento, laddove quel posto può essere la stanza affianco o una città distante 3000 kilometri.

Yoke: Si sa che una pinta di troppo offusca le idee e allora quando non si ricorda una parola, Yoke va bene per sostituirla.

The Jacks: Una pinta di troppo può anche portare a qualche bisogno urgente, pertanto basta solo chiedere “Where’s the Jacks?” per ottenere le direzioni per la toilette.

Ossified: Se poi le pinte diventano parecchie, allora le possibilità di diventare “ossified” (ubriaco fradicio) aumentano vertiginosamente.

Cat: Se qualcosa è cat, allora è catastrofica, e allora il cibo può essere cat, un comportamento, in poche parole qualsiasi cosa.

Deadly: Esattamente il contrario di Cat, se qualcosa è deadly, allora è “Very good“. “The game was deadly!”

Arseways: Fare qualcosa non nel giusto ordine. Poiché arse indica il sedere e ways si traduce con verso, via, direzione, tragitto, diviene obbligatorio pensare alle due parole separatamente per carpire la quintessenza dello slang irlandese e Ways. “Oh shite, I did it all arseways”.

No say cat is in the sac: Celtico e Inglese non hanno nulla a che vedere con questa colorita espressione coniata dall’unico uomo italiano in grado di diventare prima allenatore della nazionale di calcio, dei Boys in Green e poi cogliere lo spirito dello slang irlandese ed anglicizzare in maniera non ortodossa il proverbio italiano “Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco”. Giovanni Trapattoni, grazie di esistere.

Questo breve frasario è solo un'infinitesima parte di quella meravigliosa Pangea linguistica che è l'irlandese, una realtà in continuo divenire e tutta da scoprire. E allora Éirinn go Brác.

Massimiliano RuggieriComment