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Tirana, un limbo tra passato e futuro

Ci sono nomi di luoghi poco eccitanti che nella Bucket List di un viaggiatore occupano posizioni remote, spesso dietro agognate destinazioni da cartolina, ma che per inaspettati incroci di vita si ritrovano inaspettatamente stampati sulla carta di un biglietto aereo. Tirana è uno di questi. L’Albania per un pugliese significa tante cose, numerosi sono i riferimenti storici, sociali e quotidiani che fanno volare il pensiero ai nostri dirimpettai, ma la personale concezione di un posto la si può avere solo visitandolo.

Le fonti controllate prima di partire descrivevano Tirana in maniera contrastante tanto da farmi pensare che, come spesso accade, la verità è nel mezzo.  E allora  cos’è  Tirana? Per me Tirana è una scheggia impazzita, mai ferma, un agglomerato in continuo movimento, una città dove il presente è un traghetto che congiunge un passato fin troppo vivo nella memoria collettiva e la concezione di un futuro appagante frutto di un riscatto personale e nazionale. Tirana la si può racchiudere in una frase senza respiro, una proposizione di stampo Beat che racchiude immagini, sensazioni, visioni, rivelazioni, e suoni quasi sempre atonali. E allora Tirana è il centro vibrante e assordante, pieno di locali, bar e ristoranti, il Block, Tirana è la periferia, il lago artificiale, piazza Skandeberg con la statua dell’eroe nazionale, la moschea e i palazzoni che non dovrebbero esser lì, Tirana è il bar dello Sky Tower Hotel che ruota lentamente mostrando dall'alto tutti i colori della capitale, Tirana è la sua gente, le ragazze in minigonna e le anziane con i fazzoletti sul capo, i meteci che parlano italiano senza mai esser usciti dalla loro terra e i migranti di ritorno, Tirana è lo scontro tra i Balcani e tutto quello che si può etichettare come occidentale, e se si ha ancora un respiro Tirana è la tradizione di un popolo in procinto di aprirsi ad un universo non autoctono con i suoi pregi e i suoi difetti.

Per scoprire Tirana bisogna immergersi nei suoi angoli più noti e nelle zone più anonime, perdersi nelle sue strade per poi ritrovare la via di ritorno grazie ad una mappa, grazie alla gentilezza di uno sconosciuto, forse l’unico a non parlare una lingua franca. Per scoprire Tirana bisogna parlare con la gente del posto e lasciarsi trasportare dai loro monologhi nei quali i frammenti di un passato doloroso si raccolgono per diventare frasi colme di speranza che descrivono un futuro in costruzione.  

Di solito nei miei appunti parlo esclusivamente delle mie percezioni, dei miei punti di vista e non dei posti da vedere, delle cose da fare perché il fascino del viaggio è l’esperienza univoca che il dislocamento e il conseguente incontro con un luogo diverso generano in ognuno di noi. Ma in questo caso voglio fare un’eccezione ed essere di aiuto a chi, come me, forse un giorno leggerà Tirana sul proprio biglietto e con grandissima curiosità  cercherà di reperire informazioni su questa città dalle mille sfaccettature.
 

Da vedere: Piazza Skandeberg, il museo nazionale, la moschea Ethem Bey, la Cattedrale di San Paolo, la Cattedrale ortodossa della Resurrezione di Cristo, il Ponte dei Tabacchi.

Da gustare:  Byrek, Qofte Te Ferguara, (polpette fritte), ogni tipo di insalata, Baklava (dolce ricco di zucchero e miele).

Da bere: Raki, un'acquavite a base di mais, o patate, oppure uva o prugne;  la birra Tirana.

Dove mangiare: Il Ristorante Era per la cucina tradizionale (attenzione ce ne sono 2, uno in Rruga Ismail Qemali e l’altro in Rruga Ismail Qemali). Ottima cucina Italiana la si trova da “Artigiano” in Rruga Abdyl Frashëri.

1 day trip: La bellissima cittadina di Kruja dominata dal castello medievale di Giorgio Castriota detto Skanderbeg.

Per il resto perdetevi con attenzione tra le strade di Tirana e scoprite la poco conosciuta terra albanese.