La Mala Educación

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“Ma mi stai prendendo in giro? Nel mondo ci sono 9 continenti, ora te li listo: Nord America, Centro America, Sud America, Europa, Islanda, Africa, Asia, Nord Australia e Sud Australia”.

Questa e' la risposta di Caroline alla mia granulare analisi riguardante la differenza tra Irlanda e Islanda, due isole, due Nazioni, certamente non due continenti, che si distinguono ben oltre che per le consonanti R e S. Le mie solide certezze geopolitiche non vacillano sebbene resti sbalordito da un'affermazione tanto sicura quanto infondata alla quale si può solo controbattere spiattellando l'evidenza.

(Ma andiamo con ordine). E' una calda sera di giugno a Madrid e per la prima volta vedo lo spiazzale dinanzi al Templo de Debod privo di acqua. La luce inizia ad essere più dolce e cerco l'angolazione giusta per scattare una foto evitando di includere i turisti alla ricerca del selfie perfetto. Dopo aver battezzato lo spigolo destro del basamento di pietra antecedente il tempio come l'angolo idoneo per immortalare le rovine baciate da un cielo cangiante, una ragazza pronuncia in uno spagnolo anglicizzato: "Hola, foto powr favowr". Penso che fortunatamente ci sono ancora persone in grado di interagire per chiedere una foto invece di estendere il braccio fino ad una potenziale lussazione della spalla per poter attivare la camera frontale del cellulare, che inoltre e' quasi sempre la più scarsa in termini di risoluzione. Gentilmente mi presto a fotografare la turista e penso che la mia reflex ben in vista rassicuri le persone circa il risultato finale dello scatto richiesto. Dopo le 3 foto di rito ("say cheese, different pose, wait! one more") per assicurarmi che almeno in una il soggetto abbia gli occhi aperti, mi intrattengo a scambiare due chiacchiere con la ragazza.

Caroline ha 22 anni, figlia del New Jersey, americana di nonna kenyana, con uno sfrontato accento East Coast ed un "Oh my God" escalamativo ogni due frasi a sottolineare le mie normali asserzioni circa Madrid e i prezzi stracciati della Ryan Air. Dopo aver terminato il suo corso di laurea, in compagnia della sorella, ha varcato l'Oceano Atlantico per la prima volta per visitare il Vecchio Continente, una settimana le sembra più che sufficiente per una toccata e fuga in alcune città europee. Viaggiare in Europa ha un prezzo soprattutto quando a 22 anni hai già dei debiti sul groppone perchè negli United States of America avere un'istruzione costa e ancor prima di entrare nel luccicante mondo del lavoro che conta devi pensare a come ripagare il mutuo stipulato per permetterti l'educazione necessaria a non finire a lavorare doppi turni in qualche McDonalds o Texaco. Caroline vorrebbe iniziare un PhD in psicologia a New York, ma conti alla mano, al termine del percorso di studi, tra laurea e dottorato finirebbe per avere un buco di 200.000 George Washington (AKA verdoni, dollari, bucks) al quale aggiungere mille dollari al mese per una piccola stanza in affitto nella Grande Mela ed un altro mutuo in prospettiva per comprare una casa. In altre parole, un universitario medio in America che non usufruisce di borse di studio o del supporto finanziario di genitori abbienti deve indebitarsi per investire nella propria educazione e garantirsi un futuro degno. La vita diventa dunque una linea retta costellata da paletti imposti dal sistema:

| nascita - crescita - educazione - debito - lavoro obbligatorio per pagare il debito - matrimonio - casa - doppio debito per pagare la casa - avida scalata della gerarchia aziendale per guadagnare di piu' - figli - debito per pagare l'istruzione dei figli |

Se sei “fortunato” diventi il simbolo dell'American Dream e se sei baciato dalla Dea bendata passi a miglior vita senza lasciare copponi ai tuoi cari. Quanti pensieri in questa sera madrilena e quanto cara mi diviene all'improvviso questa vecchia Europa, in crisi, bistrattata da ideologie estreme, terra di passaggio, terra di speranza, terra di arrivo, Terra, solo ed esclusivamente terra, culla della democrazia, continente antico ma soprattutto uno dei cinque Continenti! Perche' non ho bisogno di Google per mostrare a Caroline che i continenti sono 5, che l'Oceano che bagna New York non e' l'Indiano ma l'Atlantico (nemmeno il nome Atlantic City è un indizio?), che il nome America non deriva da un certo Mr Americano ma da un cartografo e mercante di nome Amerigo Vespucci, che lo Utah e' nel Midwest, che la Finlandia non è una cosa ma una nazione. Durante la mia ironica arringa a protezione delle palesi verità storico-geografiche mi trovo improvvisamente invischiato in un quasi stereotipato culture-clash e speculo su quanto i soldi non possano comprare la conoscenza. La giovane turista ormai alle corde alza la guardia e contrattacca incolpando i moduli scolastici americani tesi ad escludere quello che non è americano, sostenendo che la storia studiata ha inizio con la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo (ieri eroe, oggi assassino) e dunque l'intera visione del mondo dell'Americano medio è puramente americanocentrica…. perché tutto il resto è noia.

In un periodo storico in cui la conoscenza è a portata di swipe è difficile giustificare le "lacune" da matita rossa, ma sarebbe ingiusto etichettare Caroline come il prodotto di un sistema errato che fa dell'accesso ad un'istruzione frammentaria il primo passo verso la trasformazione dell'individuo in un essere di consumo in una società consumistica e classista. Poi pero' penso al mio percorso universitario, ai banchi del liceo, alle ricerche nelle biblioteche, alle stanze dell'Ateneo, all'università libera di Helsinki, all'istruzione accessibile a tutti, alla cultura dei miei amici dell'Est, ai costi limitati dell'istruzione italiana che mi hanno permesso di costruire una personale identità intellettuale e quasi mi viene voglia di inginocchiarmi e baciare il suolo di Madrid, capitale della Spagna, a sua volta nazione dell'Europa, uno dei 5 continenti che prima della loro deriva costituivano la Pangea.

Spiego a Caroline che la mia non è l'apologia del sistema educativo europeo e la condanna di quello a stelle e strisce, né una riflessione sulla strada intrapresa dalla società elitaria per eccellenza. La mia è un’esortazione a cercare la verità, a decostruire l’inflazionato American Dream, a essere affamati di conoscenza, a pensare con la propria mente, andando oltre i modelli imposti, guardando oltre la propria siepe , oltre il muro, oltre l’Oceano, oltre i limiti da noi stessi imposti.

Alzo lo sguardo, fisso negli occhi la ragazza del New Jersey e la vedo smarrita, forse sta riflettendo per la prima volta ad una posizione ideologica diversa, forse il mio passato da insegnante continua a dare i suoi frutti, ad aprire menti, ma improvvisamente mi chiede se conosco un buon ristorante dove mangiare. In quel momento di sconforto, il mio stomaco vuoto mi salva ricordandomi che e' ora di salutare Caroline per dirigermi verso La Latina, sedermi in un bar e mangiare qualche tapas.